Boss di Forcella indagato per la strage del Rapido 904: 16 morti e 267 feriti nel 1984

Giampiero Colossi • Pubblicato il 24/12/2025 • 3 min

La vicenda legata al Rapido 904 riapre un capitolo della cronaca giudiziaria italiana. L’iscrizione nel registro degli indagati di Raffaele Stolder segna una nuova fase delle indagini della Procura di Firenze, orientate a chiarire possibili intrecci tra criminalità organizzata e organi dello Stato. La strage del 23 dicembre 1984, esplosa in una galleria appenninica, causò 16 morti e 267 feriti, un stato di fatto che, seppur recante responsabilità penali confermate per alcuni, resta al centro di una ricerca di verità che non si è fermata nel tempo. In passato, la vicenda ha visto condanne per il cassiere di Cosa Nostra Pippo Calò e per l’artificiere Federico Schaudinn, con Totò Riina coinvolto come mandante in sede processuale ma poi assolto in primo grado, processo riaperto in appello e successivamente estinto per cause diverse. Nel 1992 la Cassazione ha riconosciuto la matrice terroristico-mafiosa dell’attentato, segnando una tappa decisiva nell’assetto giudiziario della vicenda. A distanza di decenni, nuove indagini cercano di fare luce sui contorni reali della strage tra gli ambienti napoletani e le dinamiche dello Stato, con riferimenti anche a documenti d’archivio declassificati.

rapido 904: riapertura delle indagini e nuove direttrici

Negli ultimi anni l’inchiesta è stata riaperta nel 2022 sotto la direzione del procuratore Filippo Spiezia e ora è affidata al procuratore capo Rosa Volpe. L’obiettivo è esplorare possibili legami ibridi tra la criminalità organizzata napoletana e settori deviati dello Stato. All’attenzione degli inquirenti è finita la testimonianza del collaboratore di giustizia Maurizio Ferraiuolo, nipote di Stolder, che nel 2012 riferì di un presunto patto nel 2007 tra lo zio e i Servizi per controllare il territorio senza accompagnare la violenza. Il filone investigativo ipotizza che la camorra possa aver fornito supporto logistico o manodopera nell’attentato del 23 dicembre 1984, inserendolo in una cornice di destabilizzazione più ampia.

contesto storico e responsabilità giudiziarie

La lettura storica della vicenda ha anche evidenziato come, per anni, si sia alimentata l’ipotesi di una matrice politica; la recente sedimentazione delle prove ha però ribadito che il contesto criminale-normativo ha inciso profondamente sui contorni dell’attentato. La ricostruzione odierna privilegia una prospettiva che intreccia strumenti investigativi diversi, inclusi atti che provengono dall’archivio storico dei Servizi Segreti declassificati dall’archivio storico di Roma, con l’obiettivo di chiarire quali dinamiche di potere possano aver favorito o accompagnato l’azione criminale nell’Appennino tosco-emiliano.

La comunità delle vittime continua a chiedere verità e giustizia, sottolineando la necessità di fare luce su responsabilità e responsabilizzazioni storiche. Le testimonianze e i documenti recenti mantengono alta l’attenzione sull’evoluzione delle indagini, che mirano a definire con maggiore precisione i collegamenti tra criminalità organizzata e contesto statale, senza tralasciare l’impatto umano della strage.

Nel testo si riscontrano riferimenti a diverse figure chiave della vicenda, e l’insieme delle persone nominate viene ricordato qui di seguito.

  • Raffaele Stolder
  • Maurizio Ferraiuolo
  • Rosaria Manzo
  • Filippo Spiezia
  • Rosa Volpe
  • Tommaso Buscetta
  • Pippo Calò
  • Federico Schaudinn
  • Totò Riina
Boss di Forcella indagato per la strage del Rapido 904: 16 morti e 267 feriti nel 1984
Categorie: Cronaca

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