Fiumicino, stabilimenti balneari in rivolta: il Comune finisce in tribunale per i canoni ritenuti eccessivi

Giampiero Colossi • Pubblicato il 29/12/2025 • 3 min

Nel contesto delle concessioni demaniali sul litorale, una sentenza del Tribunale Amministrativo del Lazio chiude una contesa durata circa tre anni tra il Comune di Fiumicino e la gestione dello stabilimento balneare pubblico “L. P.”. L’esame della vicenda riguarda i canoni demaniali e la valutazione economica delle opere presenti sul demanio, con riflessi diretti sull’assetto delle concessioni lungo la costa.

canoni demaniali spiaggia: esito e rilievi della sentenza del tar lazio

La società titolare dello stabilimento sosteneva che, nel periodo 2007-2017, i canoni richiesti dal Comune fossero calcolati in modo errato e risultassero superiori al dovuto. Secondo l’azienda, alcune strutture e beni sarebbero stati inclusi tra le pertinenze e, applicando criteri ritenuti discutibili, l’importo complessivo sarebbe aumentato anno dopo anno.

Il TAR ha dichiarato inammissibile una parte del ricorso e ha respinto nel merito il resto. La decisione ha comportato anche la condanna della società al pagamento di 2.000 euro di spese legali a favore del Comune di Fiumicino.

criteri economici e contestazioni sui canoni

La questione centrale riguardava l’inclusione di pertinenze e l’uso di criteri che, secondo la parte ricorrente, avrebbero innalzato l’importo dovuto. La richiesta principale mirava a rideterminare gli importi e ottenere la restituzione di quanto versato “in eccesso” negli anni considerati. Tuttavia, l’esito del giudizio non ha accolto tali rilievi.

criteri di valutazione e prove richieste

Il TAR ha sottolineato che contestare l’ammontare del canone richiede una ricostruzione economica puntuale supportata da dati concreti relativi a quel lido, a quelle opere e agli importi operati. In assenza di una dimostrazione specifica, la tesi non ha superato la soglia richiesta per la contestazione.

esito e riferimenti giurisprudenziali

Per quanto riguarda il resto della controversia, la corte ha richiamato una precedente pronuncia del Consiglio di Stato del 2023 legata alla stessa concessione: l’importo del canone è stabilito nell’atto e non può diventare incerto a seguito di fatti o contestazioni postume. Inoltre, è stato ritenuto decisivo che molte opere risultassero già acquisite al demanio prima del subentro della società nel 1989, escludendone l’impatto sul canone in contesto successivo.

conseguenze per i canoni demaniali e per gli operatori

Con la sentenza, la società non ottiene ricalcoli o rimborsi e resta l’obbligo di coprire le spese processuali. Il provvedimento invia un chiaro segnale: quando si contestano canoni pubblici è necessario presentare una ricostruzione robusta e circostanziata. Nel contesto delle concessioni sul litorale, dove i rapporti tra concessionari e amministrazioni sono spesso tesi, la decisione potrebbe fungere da riferimento per casi analoghi. Per gli operatori, rimane l’esigenza di documentare accuratamente beni e opere presenti sul demanio; per il Comune, la sentenza conferma una linea di fermezza nell’applicazione dei criteri. La domanda di fondo rimane: quale equilibrio reale esiste tra tutela pubblica e gestione economica delle risorse costiere?

Fiumicino, l'area della costa, foto Google Maps
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Categorie: Cronaca

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