Fortino della droga a Pescopagano: scattano 7 arresti per spaccio
Nel cuore di Castel Volturno, si sta verificando un’importante trasformazione nel panorama dello **spaccio di droga**, con la progressiva perdita di influenza da parte di gruppi di origine africana e il contemporaneo avanzamento di altri gruppi criminali, alcuni dei quali riconducibili all’area napoletana e altri di etnia Rom. Questa dinamica, monitorata dalle forze dell’ordine, evidenzia un’evoluzione nelle modalità di distribuzione e nella composizione dei soggetti coinvolti nel traffico di sostanze stupefacenti sul territorio locale.
approfondimento sull’operazione antidroga a Castel Volturno
Un’indagine lunga e articolata condotta dai carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone ha portato all’emissione di nove misure cautelari emesse dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. L’attività investigativa, iniziata nel settembre 2023 e proseguita fino ai primi mesi del 2024, ha focalizzato l’attenzione su una rete composta principalmente da individui di etnia Romani e da alcuni residenti locali. La fine principale delle indagini era quella di disarticolare questa struttura di spaccio particolarmente attiva nell’area di Pescopagano, zona periferica tra Castel Volturno e Mondragone.
le misure cautelari e i soggetti coinvolti
Dalla operazione sono stati tratti in arresto quattro individui, tutti appartenenti alla famiglia Carandente: Carlo (33 anni), Vincenzo (35 anni), Antonio (37 anni) e Ivan (29 anni). Gli altri destinatari di misure restrittive sono stati posti agli arresti domiciliari o sottoposti a divieto di dimora. Tra questi, , e . Sono anche stati identificati due stranieri, rispettivamente Osazee Obasuyi e Prince Akom, di nazionalità nigeriana e ghanese, ai quali è stato vietato di risiedere nell’area. Per tutti i soggetti coinvolti viene contestato il reato di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.
le accuse e le caratteristiche dell’indagine
Tra le accuse contestate, anche il porto di armi non autorizzate e il loro utilizzo in pubblico. La famiglia Carandente, secondo fonti investigative, avrebbe trasformato una zona residente nei pressi di Pescopagano in un vero e proprio **enclave di spaccio**, organizzando un’attività illecita altamente strutturata. In particolare, il gruppo avrebbe movimentato circa 400 cessioni di droga durante le operazioni di osservazione. Il lavoro investigativo si è concentrato su punti di riferimento come via Luca Della Robbia, dove sono stati osservati movimenti costanti di soggetti dediti allo spaccio, anche in orari notturni.
metodologie operative e modalità di occultamento
Le metodologie adottate dai coinvolti per sfuggire ai controlli includevano sofisticati sistemi di occultamento e frequenti spostamenti dei quantitativi di stupefacente, rendendo difficile la localizzazione delle sostanze. L’indagine ha permesso di ricostruire una rete articolata, con ruoli distinti, tra chi gestiva la vendita di crack e cocaina, chi si occupava di eroina e chi di hashish. Oltre a questo, anche persone formalmente disoccupate risultavano dedite in modo stabile alle operazioni di spaccio, rivolgendo l’attività ad una clientela molto consolidata, in parte già nota alle forze dell’ordine.
ruoli e sostanze coinvolte nella rete di traffico
Il quadro emerso dalle indagini evidenzia un meccanismo altamente strutturato, che vedeva Vincenzo, Sabrina e Roberta impegnati nella distribuzione di crack e cocaina. Mentre Antonio e Prince Akom si specializzavano nello spaccio di eroina. La stessa dinamica riguardava Ivan Carandente e Sonja Antic, impegnati nella vendita di crack e cocaina, e Carlo Carandente e Osazee Obasuyi attivi nella commercializzazione di hashish.
