Mantenuti camorra: soldi per avvocati, vestiti e pacchi in cella agli affiliati dei Casalesi
Nel tessuto criminale dell’area casertana, le dinamiche di potere vanno oltre estorsioni e traffico: esiste un vero sistema di sostegno alle famiglie degli affiliati detenuti, orchestrato da una figura chiave capace di intrecciare contatti tra diverse correnti del clan. L’indagine individua Pasquale Apicella come nucleo centrale, descrivendolo non solo come capo ma anche come gestore operativo capace di mantenere coeso il collegamento tra libertà e detenzione. Le riunioni strategiche si svolgevano spesso nella sua casa o su terreni di sua proprietà, considerati luoghi sicuri dove pianificare le attività illecite e gestire le entrate.
clan dei casalesi a casal di principe: struttura e dinamiche
Apicella è presentato come perno diplomatico della frazione dei Casalesi, capace di dialogare con esponenti di rilievo delle diverse fazioni interne e con emissari di clan limitrofi dell’area napoletana e vesuviana. Tra gli interlocutori citati dall’inchiesta figurano figure come Aldo Picca, Davide Grasso e Salvatore De Santis, insieme a rappresentanti di clan quali Aquino, Catapano e Cortese, con i quali il capoclan manteneva contatti strategici.
ruolo di pasquale apicella
Nel ruolo di capo e organizzatore, Apicella dirigeva non solo le operazioni illecite, ma affidava incarichi e coordinava i flussi informativi. Le attività comprendonova estorsioni rivolte agli imprenditori locali, gestione delle entrate illecite e collaborazione tra diverse sezioni del sodalizio per assicurare continuità operativa. La sua funzione implicava anche la scelta di luoghi considerati sicuri per incontri e decisioni, come abitazioni private e terreni di sua disponibilità.
ruolo di maria giuseppa cantiello e vincenzo cantiello
Al fianco del capoclan operavano Maria Giuseppa Cantiello, moglie di Apicella, e Vincenzo Cantiello, cognato, con responsabilità operative e di interdizione strategica. Sotto le direttive di Apicella, si occupavano di estorsioni indirizzate agli imprenditori del territorio e di attività illecite supplementari, tra cui potenziali truffe assicurative e un canale dedicato al mercato della contraffazione. Inoltre, si ipotizza la gestione di contatti con soggetti collaboratori di giustizia per la definizione di confini territoriali e dinamiche di controllo.
Nel contesto delle attività illecite, il ruolo dei due componenti era volto a consolidare il flusso di guadagni e a preservare l’ideologia della solidità della rete criminosa. Le relazioni interne, oltre che con i referenti di casa casertana, coinvolgevano anche contatti esterni deputati al collegamento tra diverse aree di influenza.
welfare e gestione delle famiglie
Il meccanismo di welfare del clan si esplicava tramite l’erogazione periodica di denaro, indumenti e generi di prima necessità ai familiari dei detenuti, accompagnato da spese legali per la difesa tecnica degli associati. Una quota consistente dei proventi derivanti dalle attività illecite veniva destinata al sostentamento delle famiglie dei detenuti, con una struttura che assicurava la fedeltà e la cooperazione all’interno del gruppo. In questo contesto, Maria Giuseppa Cantiello fungeva da ponte operativo tra il capo e i familiari, facilitando le consegne e coordinando i pacchi destinati ai reclusi e ai loro cari.
La logica del sistema prevedeva inoltre una continuità nel flusso di risorse, alimentando una rete di supporto che comprendeva anche la gestione legale e la copertura di spese. Le dinamiche descritte mettono in luce come la solidarietà criminale fosse trasformata in una regola operativa, volta a mantenere il consenso richiesto per operare tra Casal di Principe e i comuni vicini per anni.
cronologia e ambito operativo
Secondo l’inchiesta, l’organizzazione ha operato almeno dal 2021 fino al 2023, con interventi di ricettazione e gestione di fondi di provenienza illecita destinati alle famiglie dei detenuti. Tra i beneficiari figurano nuclei familiari come quelli di Salvatore e Vincenzo Cantiello, Augusto Bianco e Daniele Corvino. Il sistema prevedeva consegne periodiche di contante e materiali di prima necessità, oltre a supporto legale, garantito anche attraverso canali di comunicazione che collegavano il capo alle famiglie.
La descrizione evidenzia inoltre come l’ufficiale pagatore, in molte circostanze, fosse la stessa Maria Giuseppa Cantiello, essa stessa inserita in reti di contatti con familiari di indagati quali Teresa Bianco, Anna Cammisa, Teresa Corvino e Silvana Panaro.
Il meccanismo sosteneva una concreta circolarità: la solidarietà criminale veniva trasformata in regola e la disponibilità di fondi continuava a definire le opportunità di crescita del gruppo tra Casal di Principe e le aree limitrofe, garantendo la permanenza dell’influenza in tempi prolungati. Gli indagati rimangono liberi, in attesa di sviluppi, per ricettazione degli importi che sarebbero stati gestiti dal sodalizio dei Casalesi, ramo Schiavone.
Protagonisti principali emersi dall’inchiesta:
- Pasquale Apicella
- Maria Giuseppa Cantiello
- Vincenzo Cantiello
- Aldo Picca
- Davide Grasso
- Salvatore De Santis
- Antonio Lanza
- Vincenzo D’Angelo
- Augusto Bianco
- Daniele Corvino
