Sequestro e rapina a gioielliere: clan dietro le estorsioni, sei arresti

Giampiero Colossi • Pubblicato il 24/12/2025 • 4 min

Un’operazione della Dda di Napoli ha portato al fermo di sei indagati nell’ambito di un’indagine su tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nel casertano. La vicenda ruota attorno a un imprenditore orafo con attività tra Pignataro Maggiore e Vitulazio, preso di mira da un gruppo collegato al sodalizio camorristico Ligato-Lubrano. L’azione investigativa, avviata dai carabinieri della Stazione di Pignataro Maggiore e sviluppata dalla Compagnia di Capua e dal Comando provinciale di Caserta, mette in luce una serie di pressioni ripetute, contatti mirati e richieste di ingenti somme e beni di lusso.

estorsione aggravata dal metodo mafioso nel casertano: sei indagati

Secondo l’accusa, l’obiettivo era forzare la vittima a cedere denaro e preziosi, con decine di migliaia di euro all”ombra di una minaccia concreta. L’impostazione dell’azione sarebbe stata

progressiva e intimidatoria, accompagnata da verifiche sul territorio, contatti reiterati e un linguaggio violento che puntava a piegare la resistenza della persona offesa. Le verifiche dei militari descrivono una sequenza serrata di eventi, con visite reiterate e incursioni nella sfera privata.

la sequenza degli episodi e dei contatti

• Il 8 gennaio, la gioielleria è visitata nuovamente, con la richiesta di un Rolex in oro giallo e la necessità di fornire foto e materiale per scegliere l’orologio. La pressione si intensifica;

• Tre giorni dopo, un nuovo turno di interlocuzioni si concentra su una minaccia più chiara e diretta, con toni che amplificano l’allarme;

• Il 14 gennaio, i presenti si spostano presso l’abitazione della vittima, coinvolgendo anche i familiari e chiedendo di parlare direttamente con la persona offesa, come segnale di disponibilità a intervenire anche fuori dal contesto lavorativo;

• Tra il 28 e il 30 gennaio interviene Lorenzo Lubrano, che agisce da figura di collegamento e prova a concordare modalità di pagamento o consegna, anche tramite messaggi WhatsApp;

• Dal contenuto intercettato emerge un avvertimento: non si tratta di una semplice richiesta, ma di una minaccia concreta che impone pagamenti per evitare ripercussioni;

• Il 5 febbraio si assiste a un nuovo passaggio in cui la persona presentata come incaricata di agire per conto della vittima rilancia la necessità di un incontro riservato e di un chiarimento definitivo;

• Il percorso di escalation prosegue con sopralluoghi presso l’abitazione della vittima il 23 marzo e il 12 aprile, attribuiti agli stessi soggetti;

• All’inizio di maggio, un ulteriore ingresso in gioielleria coinvolge De Core e si pronunciano minacce dirette, con linguaggio che indicherebbe la prospettiva di una spedizione punitiva. Secondo l’accusa, è emersa anche la ricerca di una persona da designare come bersaglio, con indicazioni su come riconoscerla e agganciarla senza incertezze.

Questa ricostruzione documenta una politica del terrore utilizzata per mettere la vittima sotto costante pressione, includendo contatti tempestivi, visite mirate e incursioni anche nella vita privata. L’indagine evidenzia come l’organizzazione criminale faccia leva sulla reputazione e sulla minaccia di violenza per ottenere obbedienza.

esame giurisdizionale e misure cautelari

Il fermo, disposto dal magistrato Maria Laura Lalia Morra e dal Procuratore Aggiunto Michele Del Prete, è stato esaminato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Le posizioni di alcuni indagati sono state valutate dal gip Gaudiano, altre dal giudice Dello Stritto, con conferma del carcere e rinvio degli atti al Tribunale di Napoli per l’aggravante mafiosa contestata in relazione all’intera vicenda.

La difesa è composta da avvocati Carlos De Stavola, Strazzullo e Marco Argirò, i quali richiamano lo status di innocenza dei loro assistiti finché non si giunga a una sentenza definitiva. Il quadro accusatorio resta incentrato sulla tentata estorsione e, per alcuni, sull’aggravante mafiosa.

La dinamica dell’azione criminosa è strettamente legata al contesto camorristico locale e alle reti di contatti che hanno portato a una serie di interventi mirati contro l’imprenditore coinvolto, nel contesto di una zona dove la criminalità organizzata ha storicamente influenza su attività economiche e assetti sociali.

Nel testo degli atti emerge anche un collegamento tra i soggetti indagati e figure legate a gruppi della criminalità organizzata, con riferimenti a legami e alleanze all’interno della rete criminale della zona.

Nominativi coinvolti

Tra gli indagati figurano:

  • Giovanni Di Gaetano, detto “Gianni ’o Napulitano’
  • Luigi Messuri
  • Pasquale Veltre
  • Michele Del Core
  • Graziano Insidioso
  • Lorenzo Lubrano
Da sinistra, Lorenzo Lubrano, Michele Del Corte e Graziano Insidioso