Sequestro e rapina a gioielliere: clan dietro le estorsioni, sei arresti
Un’operazione della Dda di Napoli ha portato al fermo di sei indagati nell’ambito di un’indagine su tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nel casertano. La vicenda ruota attorno a un imprenditore orafo con attività tra Pignataro Maggiore e Vitulazio, preso di mira da un gruppo collegato al sodalizio camorristico Ligato-Lubrano. L’azione investigativa, avviata dai carabinieri della Stazione di Pignataro Maggiore e sviluppata dalla Compagnia di Capua e dal Comando provinciale di Caserta, mette in luce una serie di pressioni ripetute, contatti mirati e richieste di ingenti somme e beni di lusso.
estorsione aggravata dal metodo mafioso nel casertano: sei indagati
Secondo l’accusa, l’obiettivo era forzare la vittima a cedere denaro e preziosi, con decine di migliaia di euro all”ombra di una minaccia concreta. L’impostazione dell’azione sarebbe stata
progressiva e intimidatoria, accompagnata da verifiche sul territorio, contatti reiterati e un linguaggio violento che puntava a piegare la resistenza della persona offesa. Le verifiche dei militari descrivono una sequenza serrata di eventi, con visite reiterate e incursioni nella sfera privata.
la sequenza degli episodi e dei contatti
• Il 8 gennaio, la gioielleria è visitata nuovamente, con la richiesta di un Rolex in oro giallo e la necessità di fornire foto e materiale per scegliere l’orologio. La pressione si intensifica;
• Tre giorni dopo, un nuovo turno di interlocuzioni si concentra su una minaccia più chiara e diretta, con toni che amplificano l’allarme;
• Il 14 gennaio, i presenti si spostano presso l’abitazione della vittima, coinvolgendo anche i familiari e chiedendo di parlare direttamente con la persona offesa, come segnale di disponibilità a intervenire anche fuori dal contesto lavorativo;
• Tra il 28 e il 30 gennaio interviene Lorenzo Lubrano, che agisce da figura di collegamento e prova a concordare modalità di pagamento o consegna, anche tramite messaggi WhatsApp;
• Dal contenuto intercettato emerge un avvertimento: non si tratta di una semplice richiesta, ma di una minaccia concreta che impone pagamenti per evitare ripercussioni;
• Il 5 febbraio si assiste a un nuovo passaggio in cui la persona presentata come incaricata di agire per conto della vittima rilancia la necessità di un incontro riservato e di un chiarimento definitivo;
• Il percorso di escalation prosegue con sopralluoghi presso l’abitazione della vittima il 23 marzo e il 12 aprile, attribuiti agli stessi soggetti;
• All’inizio di maggio, un ulteriore ingresso in gioielleria coinvolge De Core e si pronunciano minacce dirette, con linguaggio che indicherebbe la prospettiva di una spedizione punitiva. Secondo l’accusa, è emersa anche la ricerca di una persona da designare come bersaglio, con indicazioni su come riconoscerla e agganciarla senza incertezze.
Questa ricostruzione documenta una politica del terrore utilizzata per mettere la vittima sotto costante pressione, includendo contatti tempestivi, visite mirate e incursioni anche nella vita privata. L’indagine evidenzia come l’organizzazione criminale faccia leva sulla reputazione e sulla minaccia di violenza per ottenere obbedienza.
esame giurisdizionale e misure cautelari
Il fermo, disposto dal magistrato Maria Laura Lalia Morra e dal Procuratore Aggiunto Michele Del Prete, è stato esaminato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Le posizioni di alcuni indagati sono state valutate dal gip Gaudiano, altre dal giudice Dello Stritto, con conferma del carcere e rinvio degli atti al Tribunale di Napoli per l’aggravante mafiosa contestata in relazione all’intera vicenda.
La difesa è composta da avvocati Carlos De Stavola, Strazzullo e Marco Argirò, i quali richiamano lo status di innocenza dei loro assistiti finché non si giunga a una sentenza definitiva. Il quadro accusatorio resta incentrato sulla tentata estorsione e, per alcuni, sull’aggravante mafiosa.
La dinamica dell’azione criminosa è strettamente legata al contesto camorristico locale e alle reti di contatti che hanno portato a una serie di interventi mirati contro l’imprenditore coinvolto, nel contesto di una zona dove la criminalità organizzata ha storicamente influenza su attività economiche e assetti sociali.
Nel testo degli atti emerge anche un collegamento tra i soggetti indagati e figure legate a gruppi della criminalità organizzata, con riferimenti a legami e alleanze all’interno della rete criminale della zona.
Nominativi coinvolti
Tra gli indagati figurano:
- Giovanni Di Gaetano, detto “Gianni ’o Napulitano’
- Luigi Messuri
- Pasquale Veltre
- Michele Del Core
- Graziano Insidioso
- Lorenzo Lubrano
