Strategia omicida di Schiavone: nel mirino anche Antonio Iovine oltre a Zagaria
La dinamica interna delle cosche casalesi ha segnato una fase di forte volatilità nei primi anni 2000, con progetti violenti esplosi solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine. In quel periodo, le tensioni tra le principali figure di vertice hanno alimentato conflitti e alleanze mutevoli, incidendo sui rapporti di potere tra i gruppi collegati al clan dei Casalesi.
casalesi: tensioni interne e dinamiche di potere
All’interno della rete criminale emerse una frattura tra chi rimaneva legato all’eredità di Francesco Schiavone (detto Sandokan) e i gruppi controllati da altre famiglie criminali, tra cui Michele Zagaria e Antonio Iovine. Le divergenze presenti tra Nicola Schiavone e Zagaria sfociarono in una contrapposizione aperta, con risvolti mortali che iniziarono a segnare il territorio.
omicidio di salzillo nel 2009
Nel 2009 Salzillo, personaggio controllato da forze rivali, fu eliminato in un assalto lungo una strada tra Cancello ed Arnone e Villa Literno. L’azione evidenziò una escalation violenta tra le fazioni e contribuì ad allungare la lista delle prime vittime in una faida che sembrava imminente.
reazioni e perimetro del conflitto
Nel contesto di questa tensione, Nicola Schiavone reagì cercando di disturbare l’assetto degli avversari e coinvolgendo figure della sua cerchia familiare. L’attenzione si spostò su possibili manovre per spostare equilibri e facilitare operazioni omicide, alimentando una frizione che avrebbe potuto estendersi ulteriormente.
l'arresto e la frenata della faida
La dinamica criminosa venne frenata dall’arresto di Nicola Schiavone nel 2010, accusato di aver ordinato un triplice omicidio noto come Papa-Minutolo-Buonanno. Poco tempo dopo furono arrestati anche Antonio Iovine e Michele Zagaria, ponendo la loro leadership temporaneamente fuori gioco.
chiusura delle leadership nella lead era
Entro il dicembre 2011, i principali capi delle cosche dell’epoca erano tutti in carcere, segnando una svolta decisiva. Il controllo della conferma criminale si trasformò in una realtà mutevole di gruppi che persero la loro unità originale.
dalla faida a una struttura mafiosa a due teste
Il clan, prossimo a una guerra interna, non è più emerso come un unico organismo compatto. Si è trasformato in una realtà a due teste: da un lato una mafia ’bassa’, rumorosa, legata ai legami familiari e impegnata nelle estorsioni e in prospettive di narcotraffico; dall’altro una mafia ’alta’, più silenziosa, capace di insinuarsi nel mondo imprenditoriale e di agire spesso lontano dai riflettori, quasi invisibile.
La retrazione della potenza violenta ha spinto a ripensare i contorni del potere criminale: l’area meno visibile, ma economicamente influente, si intreccia con reti legali e attività illecite, creando nuove dinamiche di controllo e di riciclo delle risorse.
nominativi presenti nel testo:
- Nicola Schiavone
- Michele Zagaria
- Antonio Iovine
- Francesco Sandokan Schiavone
- Antonio Salzillo
- Antonio Bardellino
- Papa
- Minutolo
- Buonanno
