Tavolini esterni a Roma: il Tribunale dà ragione al ristoratore e condanna il Comune

Giampiero Colossi • Pubblicato il 11/12/2025 • 3 min

nella cornice di roma, una gestione di suolo pubblico al centro di una controversia tra l’esercente e l’amministrazione, con una svolta significativa affidata al tribunale amministrativo. l’intera vicenda mette in evidenza come le pratiche pregresse, le notifiche e le modalità procedurali possano incidere sui diritti degli esercenti e sull’uso degli spazi pubblici in una città densamente contesa.

spazi pubblici a roma: la controversia su g. l. a piazza tarquina

cronologia degli eventi

nel maggio del 2020, durante la fase acuta della pandemia, la società responsabile del ristorante ha presentato due istanze di occupazione di suolo pubblico: una conforme alle norme ordinarie e una basata su le norme speciali approvate dal Campidoglio per consentire l’apertura esterna durante l’emergenza sanitaria. da quel momento, non sono giunti provvedimenti chiari: né un via libera né un diniego motivato né richieste di integrazioni. la pratica è rimasta sospesa, mentre l’attività ha continuato a utilizzare lo spazio.

dalla domanda del 2020 alle azioni del 2024

l’episodio ha preso una piega concreta solo nell’ottobre 2024, con un sopralluogo della polizia locale che ha portato a due verbali per occupazione senza concessione e a un ordine di ripristino dei luoghi. a novembre 2024, il municipio vii ha emesso una diffida formale, minacciando, in caso di inottemperanza, la chiusura dell’esercizio e la decadenza del titolo abilitativo. tali provvedimenti hanno rappresentato una risposta severa dopo anni di inerzia.

procedure amministrative e notifiche

davanti al tar, emerge un dettaglio decisivo: le comunicazioni di archiviazione non erano state recapitate direttamente alla società, bensì inviate al tecnico che aveva curato la presentazione della pratica, senza che la G. L. avesse eletto domicilio. per i giudici, tale notificazione non è valida. se il problema fosse esclusivamente la modalità di presentazione (PEC anziché portale telematico), roma capitale avrebbe dovuto attivare il soccorso istruttorio, ossia aiutare il richiedente a regolarizzare la pratica, non trattare la questione come un rifiuto definitivo.

un dettaglio decisivo sulle notifiche

la mancanza di una ricevuta diretta e la mancanza di soccorso istruttorio hanno pesato sulla valutazione giurisdizionale, trasformando una presunta irregolarità procedurale in una violazione processuale sostanziale. il tar ha quindi ritenuto fondate le istanze della società e ha contestualizzato la gestione delle notifiche come elemento centrale del contenzioso.

la sentenza e i suoi effetti

il tar ha annullato i provvedimenti di diniego di fatto e, di riflesso, l’ordine di ripristino e gli atti repressivi collegati. roma capitale è stata condannata a corrispondere 3.500 euro di spese processuali. la sentenza non promuove automaticamente dehors o allargamenti dell’uso di spazi pubblici, ma invia un chiaro segnale: le istanze per gli spazi pubblici non possono essere ignorate per anni e affrontate solo con sanzioni e minacce. in una realtà urbana dove ogni metro quadro di pavimentazione è conteso, la trasparenza procedurale emerge come interesse pubblico essenziale.

in sintesi, la decisione del tar del lazio mette in evidenza l’importanza di una gestione tempestiva, trasparente e corretta delle occupazioni di suolo pubblico, con un richiamo alla necessità di correttezza procedurale e di strumenti di supporto per chi presenta pratiche complesse in contesti amministrativi articolati.

Roma ristorante in zona piazza Re di Roma, foto Google Maps
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Categorie: Cronaca

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