Aggredita su una nave e ignorata polizia: "Mi hanno picchiata in quattro, ma l'ispettore mi ha detto di perdonare
Una vicenda che nasce dal desiderio di tornare a casa e si chiude in soglie di protezione violata: un viaggio di rientro a Roma, svolto a bordo di una nave Grimaldi, diventa occasione di minacce, aggressione e solitudine. La narrazione segue i fatti con precisione, offrendo una ricostruzione degli elementi chiave, dall’insulto alle conseguenze fisiche e procedurali.
aggressione su nave grimaldi: racconto integrale
il contesto del viaggio e i dettagli operativi
Una donna di 36 anni, insegnante di inglese, viaggiava senza cabina, impiegando il tempo lavorando al computer per adempiere a una scadenza legata a un Campus. Il periodo è il pomeriggio di venerdì 2 gennaio, circa alle 14:30, durante la traversata verso Salerno. Il fine del viaggio era prendersi cura del padre malato, rimasto in Tunisia durante le festività.
dinamica dell’aggressione e minacce
All’improvviso quattro sconosciuti, due uomini e due donne, si posizionano alle spalle. Iniziano a giocare a carte e, in modo provocatorio, rivolgono commenti mirati agli articoli del giorno, insinuando che una piccola traccia d’acqua sulle calzine fosse motivo di scherno. Minacce vere e proprie precedono l’escalation: “Stai zitta o ti prendiamo a botte” e “che credi di fare, la studiosa, con tutti quei libri?”.
l’intervento fisico e la mancanza di protezione
La situazione si trasforma rapidamente: la persona colpita decide di filmare per documentare l’accaduto. Non appena tocca il cellulare, gli aggressori si avvicinano e la situazione degrada in violenza fisica: pugni, strattonamenti e un lancio su un divano, accompagnati da urla in italiano e arabo. Pochi presenti assistono al fatto, e l’addetto al bar non interviene.
l’intervento e l’esito iniziale della gestione
Un uomo di passaggio, un medico, interviene per accompagnarla via dall’area minacciosa. All’arrivo a Salerno, gli aggressori vengono identificati, ma la gestione iniziale da parte delle autorità non offre immediata protezione: la persona aggredita riceve poca considerazione e lo stato di shock impedisce di procedere autonomamente. La richiesta di assistenza medica e di denuncia non trova riscontro immediato.
diagnosi, pronto soccorso e valutazioni
Il soccorso arriva grazie ad un amico, già contattato durante la traversata. In ospedale arriva una prognosi di dieci giorni, con indicazioni di rivalutazione per dolori alla testa e al collo. I verbali mostrano che ai quattro aggressori è stata solo fotocopiata la documentazione dei passaporti e che non vi sono ulteriori provvedimenti immediati, nonostante le提 provocazioni continue.
denuncia e richiesta di tutela
In seguito, la persona interessata decide di presentare una denuncia a Roma, non solo contro i quattro aggressori, ma anche contro l’ispettore che, a suo dire, non ha fornito assistenza né creduto al racconto al momento delle verifiche.
risposte istituzionali e riflessioni sul rischio
L’esito delle procedure è descritto come una mancanza di protezione adeguata, accompagnata da una sensazione di ingiustizia che perdura. La situazione lascia intendere la necessità di una gestione più attenta delle emergenze a bordo e di un accompagnamento corretto alle vittime durante le fasi iniziali della verifica.
nomi rilevanti menzionati
- Leyla (nome di fantasia)

