Approvata la vendita immediata della Centrale del Latte di Roma: il Campidoglio supera ogni veto con 23 voti favorevoli
In esame è la decisione di procedere a una vendita rapida della Centrale del Latte di Roma, tornata pubblica nel 2023, e le conseguenze politiche e legali che ne derivano in un contesto in cui si intrecciano interessi pubblici, responsabilità istituzionali e prospettive industriali. Il quadro presenta una dinamica serrata tra esigenze di gestione patrimoniale, pressioni politiche e questioni giudiziarie ancora aperte, con ricadute sul futuro dell’azienda e sulla filiera del latte in città.
centrale del latte di roma: vendita-lampo e contesto legale
La giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri ha autorizzato una vendita lampo della Centrale del Latte di Roma, tornata in mani pubbliche nel 2023. L’operazione è stata accompagnata da una recente pronuncia della Cassazione che riapre il dossier sulla proprietà di circa 75% delle quote, rimettendo la questione all’esame della Corte d’Appello di Roma. In questo contesto, la vendita appare come una scelta accelerata che interseca una questione giuridica ancora pendente e una valutazione politica sul controllo del capitale.
Nella dinamica politica emergono anche i segnali di una maggioranza consiliare: lo scorso 8 gennaio sono stati espressi 23 sì in aula Giulio Cesare da consiglieri di maggioranza. Il dibattito pubblico ha evidenziato dubbi sull’effetto concreto della pronuncia della Cassazione sul controllo societario, nonché sull’allineamento tra perimetro normativo, perimetro economico e tutela dei lavoratori e della filiera.
reazioni politiche e posizionamenti
Tra le posizioni espresse, il dibattito ha visto una forte contestazione da parte di esponenti della Lega, che hanno chiesto una sospensione dell’iter finché non sia chiarita l’impatto della sentenza sul controllo della società. Le premesse della dismissione hanno sollevato interrogativi sull’adeguatezza delle modalità e dei tempi, con richieste di accesso agli atti, perimetrazioni legali e garanzie sui livelli occupazionali e sull’andamento della filiera.
dal rilancio al disimpegno: una traiettoria critica
Nel 2023 l’orizzonte politico raccontava la Centrale come marchio da rilanciare, simbolo di filiera e identità cittadina. Poi sono emerse difficoltà di bilancio e una lettura diversa del ruolo pubblico, seguito da una narrazione orientata alla dismissione, supportata anche da fondi pubblici. La trasformazione narrativa ha generato imbarazzo: vendere non è in sé stigmatizzato, ma emergono dubbi su condizioni e strategia, soprattutto in relazione a un contesto di incertezza che potrebbe influire negativamente sul valore finale e sull’interesse pubblico.
un maquillage industriale: innovazione e finanziamenti
In parallelo, la Centrale viene resa più appetibile dal punto di vista industriale: diversificazione dei prodotti, apertura a nuovi segmenti e potenziamento degli impianti, con l’integrazione di linee mirate ad allargare l’offerta oltre il latte fresco. Accanto agli investimenti privati, emergono fondi pubblici, inclusi progetti legati al PNRR per un intervento stimato in 11,19 milioni di euro, con una quota significativa di cofinanziamento privato. L’insieme di progetti solleva interrogativi su governance, destinazione delle risorse e compatibilità tra eventuale cessione e impegni di progetto, senza che ciò implichi automaticamente la vendita del PNRR ma evidenziando la necessità di chiarezza.
In questa cornice, gli investimenti mirano a posizionare l’azienda per competere in un mercato del fresco in evoluzione, dove consumi, canali di distribuzione e profili di costo influiscono sulle scelte strategiche. Il punto centrale resta definire condizioni e obiettivi condivisi tra pubblico e privato, affinché una possibile cessione non comprometta gli interessi della comunità e della filiera.
implicazioni per la città e per il mercato
La Cassazione ha riaperto margini di discussione ma non ha chiuso la partita: la decisione di accelerare la vendita resta soggetta a una verifica approfondita degli effetti sulla governance, sui controlli e sulle ricadute occupazionali. Se l’azienda viene ceduta in tempi rapidi, la conseguenza più probabile è una maggiore tensione politica e una ridotta trasparenza nei passaggi decisionali, con potenziali ripercussioni sul valore percepito dall’intera operazione e sul rapporto tra pubblico e mercato.
nominativi principali
Tra i nomi citati nel contesto emergono figure e gruppi chiave che hanno influenzato il dibattito e le decisioni:
- Roberto Gualtieri
- Fabrizio Santori
- Amodeo
- Angelucci
- Baglio
- Barbati
- Battaglia
- Biolghini
- Bonessio
- Caudo
- Celli
- Cicculli
- Converti
- Corbucci
- Fermariello
- Ferraro
- Lancellotti
- Leoncchini
- Luparelli
- Melito
- Michetelli
- Nanni
- Pappatà
- Parrucci
- Petrolati
- Righetti
- Trabucco
- Zannola

