Conti del Campidoglio affidati all'ex fedelissimo: in carica fino al 2029
Una decisione della Giunta capitolina, datata 31 dicembre 2025, ha suscitato attenzione tra addetti ai lavori e osservatori: i conti del Comune di Roma verranno affidati a un dirigente proveniente da un altro ente, con un incarico temporaneo che si estenderà oltre l’attuale mandato fino al 2029. Pur conforme alle norme vigenti, questa scelta alimenta riflessioni sulla frequenza con cui si ricorre a strumenti di comando per ruoli di rilevanza strategica, anziché ricorrere a percorsi di selezione interna o esterna più strutturati.
conti del comune di roma affidati a un dirigente a comando
La nomina riguarda la supervisione dei conti pubblici dell’ente, in una cornice in cui bilancio, controllo di gestione e responsabilità contabili assumono rilievo cruciale. L’idea di affidare tali responsabilità a una figura esterna, temporaneamente, è stata presentata come una soluzione pratica per garantire continuità operativa in un contesto spesso impattato da discrepanze tra entrate e spese, senza compromettere lo status di dipendente dell’ente di origine.
chi è il dirigente prescelto
Il dirigente indicato è Luigino Rosati, attualmente in servizio a Rieti come Dirigente del Settore II – Servizi al cittadino. Rosati ha alle spalle un lungo percorso nella pubblica amministrazione capitolina, con responsabilità su controllo di gestione, contabilità analitica e raccordo con la Ragioneria, maturate nell’epoca della Città Metropolitana di Roma Capitale. In passato ha operato come ufficio tecnico-amministrativo nell’area consumatori e usura della stessa articolazione metropolitana, occupandosi di spesa e misurazione della performance, per approdare oggi a una supervisione dei conti di una delle realtà amministrative italiane più complesse, con un incarico di comando affidato dal sindaco e dalla Giunta.
contesto istituzionale e legittimità
Il meccanismo del comando è una procedura legale prevista dalle norme della pubblica amministrazione per assegnare temporaneamente un dirigente ad un altro ente, senza configurarsi né come contratto né come concorso. Si tratta di un trasferimento provvisorio che mantiene l’anzianità e lo status presso l’ente di origine, utilizzato soprattutto in situazioni di urgenza o di esigenze impreviste. A Roma, però, l’uso di questo strumento per incarichi di vertice ha destato discussioni, con domande sull’opportunità di internalizzare posizioni di tale livello mediante bandi o selezioni pubbliche. La questione riguarda la trasparenza, la competenza e la accountability della gestione contabile.
spunti di dibattito e gestione della continuità
Dal punto di vista politico e organizzativo emergono tre temi chiave. Merito e trasparenza: perché una figura esterna non viene selezionata tramite concorso pubblico o rotazione interna per un incarico così rilevante, prolungato oltre il mandato in carica? Continuità amministrativa: quale peso ha un incarico di comando su progetti con orizzonti medio-lungo termine per la città di Roma? Percezione pubblica: affidare la gestione dei conti a un dirigente “a prestito” potrebbe alimentare critiche sulla gestione della cosa pubblica. In un contesto caratterizzato da esigenze economiche complesse e da residui debiti pubblici, la gestione contabile richiede trasparenza e responsabilità, affinché l’operazione sia percepita come parte di un impegno di sicurezza finanziaria dell’ente.
La situazione, complessa e sensibile, è al centro di una riflessione sul modo in cui si garantisce stabilità operativa senza rinunciare a principi di affidabilità e controllo democratico.
Riferimenti politici e amministrativi indicati nel testo includono una serie di nomi chiave:
- Enrico Gasbarra
- Marisa Troise Zotta
- Nicola Zingaretti
- Umberto Postiglione
- Riccardo Carpino
- Ignazio Marino
- Mauro Alessandri
- Virginia Raggi
- Roberto Gualtieri


