La fetta di profitti delle truffe finisce ai Casalesi
Un’inchiesta mirata ha rivelato un sistema strutturato di truffe nel settore assicurativo, gestito da un gruppo legato al clan dei Casalesi. L’operatività si è sviluppata su una rete di contatti captati tramite canali digitali e telefoni dedicati, con l’obiettivo di ingannare le assicurazioni e generare flussi economici costanti. L’indagine ha tracciato una realtà in cui le somme incassate avevano lo scopo di sostentare il gruppo criminale e di garantire una copertura sul territorio.
clan dei casalesi e il sistema di truffe assicurative
Al centro dell’inchiesta emergeva un meccanismo non improvvisato né occasionale, bensì basato su call center artigianali, numeri di telefono dedicati e contatti tramite WhatsApp. Le vittime venivano indotte a sottoscrivere polizze Rc auto false o coperture temporanee, pagando tra 260 e 580 euro attraverso bonifici o sistemi immediati, talvolta accompagnati da QR code. In seguito, la copertura risultava inesistente e le persone presentavano denuncia.
organizzazione operativa e contatti
Il sistema era gestito in parte da una coppia ritenuta responsabile delle operazioni: Emanuela Genova e Armando Maglione, indicati come esecutori e referenti dei contatti e delle istruzioni operative. Le intercettazioni descrivevano una routine di gestione delle somme, dei calcoli da recuperare e dei riferimenti alle cosiddette settimane buone, periodi in cui gli incassi erano più consistenti.
collegamento con Pasquale Apicella e ruoli
Secondo l’autorità giudiziaria, una parte dei proventi avrebbe fatto capo a Pasquale Apicella e alla sua compagna Maria Giuseppa Cantiello. Gli atti parlano di una quota settimanale di circa mille euro quale contropartita per un ruolo di promozione, finanziamento e protezione dell’attività. Si tratta di un presunto ruolo di copertura piuttosto che operativo, finalizzato a mantenere peso e controllo sul territorio.
Le intercettazioni hanno evidenziato dialoghi in cui Genova menzionava la disponibilità di telefoni da impiegare per i colpi, e altri scambi contabili che indicavano somme da liquidare. In più occasioni, viene richiamato il nome di Apicella come strumento di pressione: Maglione, intercettato, rifletteva sulla possibilità di rivolgersi a lui, descrivendolo come “lo zio del Casale”, espressione che, secondo l’inchiesta, sottolineava la rilevanza simbolica e intimidatoria del suo legame con l’area. Nella ricostruzione emergono anche riferimenti indiretti a contiguità con l’area Mallardo, a sostegno di un modello basato su relazioni consolidate.
Il quadro delineato parlava di un’economia criminale a basso rischio e alto rendimento, con truffe di importo contenuto ma in grado di alimentare flussi costanti. Secondo l’accusa, tali entrate servivano non solo a soddisfare chi operava direttamente, ma anche a sostenere l’intero sistema, inclusi detenuti e il controllo territoriale del gruppo. Le condotte contestate si estendevano tra Casal di Principe e le province di Napoli e Caserta, con una persistenza stimata fino al giugno 2023.
esito giudiziario e stato dell’inchiesta
A dicembre è stata eseguita l’operazione che ha portato all’arresto di Pasquale Apicella, accusato di associazione mafiosa, estorsione, droga e ricettazione. Assieme a lui sono finiti in carcere altri quattro indagati per spaccio di narcotici, mentre l’indagine complessiva coinvolgeva 29 persone. Tra gli indagati, Genova e Maglione risultavano a piede libero al momento del provvedimento. Il giudice ha rilevato che le truffe sarebbero state poste in essere fin dall’ottobre 2022, mentre l’apporto di Apicella emergerebbe da maggio 2023 per un periodo limitato; non vi sarebbero elementi sufficienti per attribuirgli un ruolo di promotore o organizzatore, bensì quello di destinatario di una parte dei proventi, consapevole della provenienza illecita.
Il giudice ha inoltre evidenziato che gli incassi realmente registrati non corrispondevano alle cifre più alte emerse nelle intercettazioni, e che i rapporti conflittuali tra Genova-Maglione e Apicella spiegano una riduzione degli importi. In una fase precedente, Genova avrebbe fatto cenno a un canale di protezione appartenente all’area Mallardo, utilizzando Apicella solo in un secondo momento. Resta contestata la ricettazione aggravata: la dinamica avrebbe previsto l’integrale consapevolezza dell’origine illecita delle somme ricevute da Apicella e dalla consorte, finalizzate a facilitare il clan di appartenenza. Tutti gli indagati restano presumibilmente innocenti fino a sentenza definitiva.
In chiusura, l’inchiesta richiama anche un riferimento al canale albanese della droga, descritto come possibile ponte operativo attraverso Apicella verso contesti remoti del traffico illecito.
— Rispetto ai protagonisti coinvolti, è presente una lista esplicita dei nomi menzionati nelle fasi investigative:
- Pasquale Apicella
- Maria Giuseppa Cantiello
- Emanuela Genova
- Armando Maglione
