Masseria di Carditello: ex assessore indagato per ricettazione e armi dei Casalesi

Giampiero Colossi • Pubblicato il 15/01/2026 • 5 min

Questo testo analizza una inchiesta che mette in luce una rete legata al clan dei Casalesi e il ruolo strategico della masseria di Carditello, nel casertano, come polo logistico per attività illecite. Attraverso registrazioni, contatti e spostamenti descritti dagli inquirenti, emergono dinamiche di coesione tra attori criminali, riferimenti a gruppi diversi e l’impiego della struttura per depositare refurtiva, veicolare armi e coordinare interventi sul territorio. L’indagine evidenzia come il perimetro d’azione superi i confini di una semplice attività criminale, intrecciando contatti, profili personali e pratiche operative coerenti tra loro.

carditello masseria: base logistica e operatività illecita

All’interno della rete, la masseria di Carditello è descritta come punto di appoggio logistico dove, secondo le risultanze, transitano beni provenienti da furti e, in seguito, anche elementi legati all’uso di armi. Le intercettazioni del 2023 illuminano come la struttura sia gestita in cooperazione con esponenti locali, tra cui una figura femminile legata alla gestione dell’Oasi e a contatti con operatori della zona. Le conversazioni intercettate fanno emergere assegnazioni di quote economiche per chi offre disponibilità logistica e indicano una regola di riservatezza, con espresso invito a non menzionare i nomi coinvolti. I dialoghi rivelano l’organizzazione interna, con indicazioni su beni da piazzare, criteri di spartizione economica e precisi riferimenti a movimentazioni di veicoli e materiali.

In particolare, la presenza di un accompagnamento di un soggetto di origine albanese nei pressi della masseria assume rilievo agli occhi degli investigatori, che associano tali movimenti all’armamentario e al controllo del territorio operato dai sodali. Le dinamiche descritte includono anche riferimenti a componenti internazionali e a ruoli specifici all’interno di gruppi dediti a reati, nonché la gestione di procedure di silenzio per non svelare l’origine delle attività.

grasso: leadership e gestione di gruppi

Nell’impianto accusatorio, Grasso è indicato come figura di raccordo tra il capo clan originario di Brezza e altre correnti dell’organizzazione, capace di muoversi in proprio nell’orbita dei Casalesi – fazione Schiavone. Le indagini descrivono la sua capacità di articulare l’azione di più gruppi, inclusi un gruppo di albanesi e una componente dedicata agli “appicicatori”. Le intercettazioni mostrano Grasso al centro di spostamenti con un’auto di sua proprietà, insieme a un uomo indicato come referente estero, che dichiara di essere armato al momento del trasporto verso Carditello. Il suo ruolo emerge come tessitore operativo tra la masseria e le attività criminose circostanti, con espressioni che indicano la gestione delle risorse e la definizione di condizioni per la collaborazione.

La narrazione investigativa evidenzia come Grasso, oltre a gestire contatti logistici, operi con una certa cautela, chiedendo di non utilizzare i loro nomi e di non divulgare ulteriori elementi durante i movimenti. Tale atteggiamento rientra in una strategia difensiva tipica delle dinamiche di gruppo che intendono evitare indicazioni dirette su movimenti o compiti specifici.

munno: profilo politico e operativo

All’interno dell’indagine, Munno è tratteggiato come ex assessore di Santa Maria Capua Vetere e figura attiva nel mondo animalista, con legami che lo collegano al contesto della masseria e alle operazioni di logistica. Risulta indagato a piede libero, risultando coinvolto in contatti e attività che avrebbero facilitato l’accesso e la disponibilità di supporti per l’operatività del sodalizio. Le risultanze descrivono Munno come interlocutore e punto di raccordo, inclusi incontri con Grasso e la gestione di aspetti organizzativi legati al recinto della masseria e alle risorse disponibili.

di martino: ruolo nella masseria e attività

Di Martino, originaria di Casaluce, è identificata di fatto come gestore della struttura all’interno della quale l’Oasi è stata indicata come sede operativa. Le registrazioni riportano una partecipazione attiva nelle discussioni su beni, logistica e flussi di materiale; la figura è descritta come la referente che, insieme a Munno, facilita l’utilizzo della masseria per operazioni illecite e per l’organizzazione della refurtiva. In tal contesto emergono scambi verbali che evidenziano la gestione delle risorse e la presenza di intermediari e contatti utili allo svolgimento delle attività.

arma e dinamiche di deposito

Un segmento significativo riguarda la possibile detenzione e gestione di un’arma, ritenuta strumentale per le operazioni di controllo territoriale. Le indagini riportano riferimenti a un oggetto definito in modo criptico con espressioni legate a “barboncino” o “barboncina”, utilizzate come codici per indicare l’arma. Dopo una perquisizione, non si rinviene immediatamente l’arma, ma nei dialoghi successivi emergono segnali chiari di requisizioni e spostamenti legati al possesso e al trasferimento dell’oggetto, fino al presunto consegnamento avvenuto nel giorno ritenuto decisivo. Le fonti indicano che la pistola sarebbe stata detenuta per un periodo definito e poi restituita, con l’obiettivo di garantire controllo e sicurezza all’interno del contesto operativo della masseria.

Nel complesso, la Direzione distrettuale antimafia attribuisce a Grasso, Munno e Di Martino responsabilità legate a ricettazione e deposito di beni di provenienza illecita, con l’ulteriore accusa, per Grasso e Di Martino, di detenzione e porto illecito di arma. Munno compare come interlocutore consapevole, ma non destinatario diretto della contestazione sulle armi. Tutti sono considerati innocenti fino a diversa pronuncia giudiziaria.

protagonisti principali

  • Davide Grasso
  • Carmine Munno
  • Maria Teresa Di Martino
Davide Grasso e Carmine Munno
Categorie: Cronaca

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