Maxi sequestro milioni a Roma: smantellata rete di società fantasma per frodi fiscali

Giampiero Colossi • Pubblicato il 13/01/2026 • 3 min

Un’inchiesta coordinata dalla Guardia di Finanza ha messo in luce un meccanismo strutturato di evasione fiscale, con un sequestro preventivo di considerevole entità che riguarda beni e valori per oltre 24 milioni di euro. L’operazione, voluta dal Gip di Roma su richiesta della Procura della Repubblica, coinvolge un insieme di soggetti giuridici e individua una rete finalizzata all’emissione e all’utilizzo di crediti fittizi, nonché a pratiche contabili scorrette. Il quadro delineato descrive una trama articolata, incentrata su operazioni simulate e su una gestione illecita dei rapporti tra le aziende e i crediti d’imposta inesistenti.

Il provvedimento interessa 21 soggetti giuridici e potrebbe estendersi a ulteriori soggetti. L’indagine, svolta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, evidenzia un impianto criminale operativo tra il 2019 e il 2022, guidato da un imprenditore romano che avrebbe coordinato un gruppo dedicato all’evasione fiscale e contributiva. La rete sarebbe stata strutturata per sfruttare crediti d’imposta inesistenti, con l’obiettivo di abbattere il carico tributario e facilitare la circolazione di somme false all’interno di diverse realtà economiche.

sequestro record da 24 milioni di euro per frode fiscale: quadro dell’operazione

Il sequestro, disposto dal Gip di Roma su richiesta della Procura, comprende beni e valori per oltre 24 milioni di euro. L’azione interdittiva mira a 21 persone giuridiche coinvolte nell’indagine, con la possibilità che l’eventuale carenza patrimoniale delle aziende estenda l’intervento a 31 persone fisiche ritenute coinvolte a vario titolo. I reati contestati includono emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazioni fiscali infedeli e indebita compensazione di crediti d’imposta inesistenti.

Le indagini hanno ricostruito un meccanismo fraudolento strutturato, alimentato dall’impiego di crediti fiscali inesistenti per circa 11 milioni di euro, utilizzati per ridurre l’onere tributario. Questi crediti venivano creati attraverso una rete di società intestate a prestanome, strutturate formalmente in settori economici diversi ma funzionalmente collegate allo stesso schema.

Un elemento chiave dell’inchiesta riguarda le cosiddette cartiere, che presentavano false dichiarazioni IVA e generavano crediti fittizi. Tali crediti venivano trasferiti ad altre aziende del gruppo mediante cessioni simulate di rami d’azienda, tutte riconducibili allo stesso dominus occulto. Così il credito inesistente diventava spendibile, contribuendo a un buco fiscale stimato oltre 24 milioni di euro, includendo anche le fatture per operazioni inesistenti emesse per un importo superiore a 12,5 milioni.

Non sono emerse solo irregolarità legate a fatture e IVA: l’inchiesta ha evidenziato un sistema di somministrazione illecita di manodopera, mascherato da rapporti commerciali solo formalmente presenti. Questo tassello rafforza l’ipotesi di un’organizzazione finalizzata a abbattere costi, evadere imposte e aggirare controlli.

Il sequestro da 24 milioni di euro segna un punto fermo in una delle operazioni contro la frode fiscale più articolate degli ultimi anni a Roma, ponendo in rilievo come l’evasione possa essere supportata da architetture complesse e ben strutturate, capaci di protrarsi nel tempo e di richiedere risorse investigative consistentemente elevate.

In caso di ulteriori sviluppi, l’indagine potrebbe estendersi oltre i soggetti già coinvolti e i rapporti tra le società indicate, con l’esito che potrebbe influire sulle future operazioni di controllo e di recupero di risorse pubbliche.

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Maxi sequestro  milioni a Roma: smantellata rete di società fantasma per frodi fiscali
Categorie: Cronaca

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