Nuova generazione del clan arrestata: Martinelli condannato
Nel contesto della cronaca giudiziaria legata al clan dei casalesi, la vicenda di Emilio Martinelli, noto come “’o Barone”, costituisce una pagina centrale per comprendere l’evoluzione delle dinamiche interne e delle accuse che hanno accompagnato la sua carriera criminale. La decisione della Corte di Cassazione ha sancito la definitività della condanna per associazione mafiosa e ha confermato la revoca degli arresti domiciliari, aprendo la strada al soggiorno nel carcere di Bari.
emilio martinelli e il clan casalesi
Emilio Martinelli è associato al clan dei casalesi e agli equilibri fra le diverse strutture interne al sodalizio. Conosciuto anche come “’o Barone”, è ritenuto partecipe di attività illecite legate al sodalizio, senza essere dichiarato capo della cosca sanciprianese. L’esito delle indagini ha inserito il suo profilo all’interno di un percorso criminale articolato che ha coinvolto il gruppo Bidognetti e altre figure di spicco della rete camorristica.
iter giudiziario e condanna definitiva
La Cassazione ha reso irrevocabile la condanna per associazione mafiosa, confermando quanto accolto dalle sentenze di merito. In esito al verdetto di secondo grado, la pena è stata ridotta da 10 a 8 anni, ma la decisione della Suprema Corte ha consolidato quel quadro. Martinelli, che era soggetto a custodia cautelare agli arresti domiciliari da mesi, è stato trasferito nel carcere di Bari, dove dovrà scontare ulteriori cinque anni di reclusione.
rapporti interni al clan e dinamiche di potere
Il percorso investigativo ha inquadrato Martinelli all’interno delle dinamiche del gruppo Bidognetti, con la presenza di collegamenti che hanno permesso di circoscrivere la sua collocazione nella rete criminale. Le indagini hanno visto protagonisti i carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa e la Squadra mobile di Caserta, i quali hanno messo in luce l’interazione di Martinelli in contesti estorsivi e in attività illecite connesse ad altre attività criminose. Le acquisizioni hanno verificato l’esistenza di rapporti consolidati con esponenti di rilievo della cosca, nel contesto delle dinamiche tra gruppo Bidognetti e la famiglia legata a figure come Cicciotto ’e Mezzanotte.
testimonianze e quadro accusatorio
Un elemento chiave è rappresentato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Vincenzo D’Angelo, noto come Biscottino, ha collocato Martinelli all’interno del clan sanciprianese, attribuendogli non solo estorsioni ma anche ruoli in varie attività illecite, tra cui spaccio di droga, truffe legate al superbonus 110% e noleggio di auto di lusso. Altri pentiti hanno indicato Martinelli come figura inserita nei circuiti criminali dei Casalesi, segnalando la sua attività fin dall’età di 22 anni e collegandola al contesto familiare guidato da Enrico Martinelli e alle reti di ricavo interne.
Nell’arco investigativo emerso negli anni, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha evidenziato frizioni interne sia con il gruppo Bidognetti sia con la famiglia di Francesco Schiavone, noto come Sandokan. Intercettazioni e attività di osservazione hanno rafforzato l’impianto accusatorio, soprattutto in vista delle azioni compiute nel periodo immediatamente precedente all’arresto.
esito e stato attuale
Con la decisione della Cassazione si chiude definitivamente il percorso processuale, sancendo la condanna come irrevocabile. Emilio Martinelli è destinato a scontare una quota residua della pena, pari a cinque anni, nel contesto della custodia in carcere.
Nel profilo di questa vicenda emergono figure chiave legate alle dinamiche interne del clan:
- Emilio Martinelli
- Enrico Martinelli
- Gianluca, detto Nanà, figlio di Cicciotto ’e Mezzanotte
- Oreste Reccia
- Vincenzo D’Angelo, alias Biscottino
- Walter Schiavone, figlio di Francesco Sandokan Schiavone
- Carmine Schiavone, detto Carminotto
- Eduardo Di Martino
- Raffaele Maiello
- Cicciotto ’e Mezzanotte
