Raid di piombo a Cancello ed Arnone: sullo sfondo Martire e Arzen

Giampiero Colossi • Pubblicato il 10/01/2026 • 4 min

Un quadro di rancori sedimentati e timori reciproci accomuna la vicenda giudiziaria che riguarda un tentato omicidio avvenuto a Casal di Principe. La sentenza, che ha inflitto a Roberto Chianese una pena di 10 anni di reclusione, si confronta con due ricostruzioni che convivono nel fascicolo: una lettura orientata da interessi economici e una spiegazione di tipo familiare, entrambe considerate plausibili con livelli diversi di verosimiglianza. La narrazione del Tribunale evidenzia inoltre come un ambiente di pressione continua e richieste di denaro abbia contribuito a creare le condizioni per l’escalation violenta, senza arrivare a una single, incontrovertibile movente.

movente e contesto dell’agguato tra le famiglie

In base alle motivazioni della corte, l’episodio non nasce da un fatto isolato ma rientra in una cornice di conflitti tra famiglie. In primo piano emergono due nomi come contesto: Salvatore Martire, noto come ’o Sapunaro, e Isaku Arzen, conosciuto come Michele l’albanese. Pur non indagati per l’agguato, la loro presenza viene descritta come elemento rilevante per comprendere la dinamica che ha condotto all’uso della violenza e alle ripetute richieste di denaro.

movente economico: ipotesi e riscontri

Nella ricostruzione presentata dalla vittima e da un familiare, la richiesta di denaro non nasce da un contesto casuale ma sarebbe collegata a un precedente scontro tra le parti, con una prima ipotesi di risarcimento数 che ha assunto importanza in chiave di estorsione. Secondo questa versione, la tracciabilità del movente economico sarebbe supportata da una contesa legata a un Rolex attribuito a ’o Sapunaro, che la famiglia Di Benedetto avrebbe associato a una perdita o a danni subiti.

notte di san silvestro e sequenza dei fatti

La ricostruzione degli eventi colloca l’azione armata nella notte del 31 dicembre 2024, in via Roma nei pressi del negozio Elettro Planet. Secondo i familiari, Alfonso Chianese si sarebbe avvicinato alla vettura dell’obiettivo chiedendo 5.000 euro per chiudere una situazione pregressa; al rifiuto, sarebbe stato incitato a intervenire un familiare, con Roberto Chianese che avrebbe aperto il fuoco all’interno dell’abitacolo, ferendo Luigi Dario Di Benedetto.

movente e la versione delle chat

Una versione alternativa della dinamica si focalizza su una controversia tra le famiglie nata da chat a sfondo sessuale intrattenute da un nipote dei Di Benedetto. La difesa ha presentato copie delle chat, sostenendo che le minacce e il clima intimidatorio si sarebbero innescati a partire da tali messaggi. La corte, però, sottolinea l’incertezza di questa ricostruzione come movente unico, ritenendo poco credibile che una vicenda di quel tenore, descritta in modo così episodico, possa spiegare da sola un’escalation violenta di tale portata.

valutazione della corte e conclusioni sul movente

La sentenza non determina in modo assoluto una causa unica, ma privilegia, tra le due ipotesi, quella legata al denaro per la maggiore coerenza con i fatti accertati, pur riconoscendo carenze nell’individuazione di un legame diretto tra Chianese e gli altri protagonisti della vicenda. L’esito processuale evidenzia, inoltre, che l’acquisto della pistola con matricola abrasa e l’uso armato sia attribuito a Roberto Chianese, nonché l’esistenza di un risentimento consolidato prima dell’episodio.

Nelle motivazioni restano sullo sfondo Martire e Arzen, descritti come figure coinvolte nel contesto di estorsioni e minacce, ma non coimputati nel tentato omicidio. La loro presenza è considerata una chiave per comprendere la catena di eventi che ha preceduto la sparatoria, con riferimenti anche ad altre vicende giudiziarie legate al contesto locale.

La valutazione del quadro investigativo suggerisce che l’approfondimento potrà proseguire per chiarire l’insieme delle dinamiche che hanno portato all’agguato, pur senza alterare la focalizzazione centrale sulla responsabilità penale di Roberto Chianese.

Figura narrativamente centrale rimangono i nomi coinvolti nel contesto, con un ruolo di rilievo nel tessuto delle testimonianze, delle dichiarazioni e delle ritrosie emerse nel corso del procedimento.

Nel contesto emergono figure chiave che hanno orientato l’evolversi della vicenda, legate a episodi di estorsione, minacce e scontri.

  • Salvatore Martire (detto ’o Sapunaro)
  • Isaku Arzen (conosciuto come Michele l’albanese)
  • Roberto Chianese (imputato)
  • Alfonso Chianese
  • Luigi Dario Di Benedetto
Salvatore Martire 'o sapunaro, Isaku Arzen, detto Michele l'albanese, e Roberto Chianese
Categorie: Cronaca

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