Rivoluzione nei concorsi per dirigenti a Roma: il Campidoglio apre ai manager del privato
Roma sta assistendo a una mutazione normativa significativa nel modo di concepire la dirigenza comunale: le nuove regole di accesso ai livelli più alti prevedono la partecipazione non solo di funzionari interni, ma anche di professionisti provenienti da contesti esterni e dal comparto privato. L’obiettivo è rendere la gestione municipale più adeguata alle esigenze di un Ente dalle dimensioni complesse, aumentando la rapidità di intervento, la qualità delle decisioni e la capacità di realizzare progetti strategici.
dirigenza capitolina: apertura a professionisti esterni e al privato
La trasformazione è stata guidata da Roberto Gualtieri, sindaco della città, con l’intento di allargare la platea dei candidati e di introdurre competenze di mercato all’interno della macchina pubblica. In pratica, non si tratta di una sostituzione della carriera interna, ma di un sistema a due binari che combina apertura esterna e valorizzazione delle risorse già presenti. Il cambiamento mira a superare lacune di organico e a contrastare l’età media elevata in settori chiave, favorendo un’accelerazione dei processi decisionali e una gestione più agile dei progetti.
chi entra in campo: profili ammessi
Il quadro normativo consente l’accesso a professionisti con almeno cinque anni di iscrizione all’albo e un percorso formativo solido, nonché a dipendenti del settore privato con un curriculum di almeno cinque anni in ruoli apicali, come dirigente, funzionario o quadro direttivo. È prevista anche la possibilità di selezionare candidati con esperienze in organismi internazionali con responsabilità. Per quanto riguarda l’Avvocato Dirigente, l’esperienza viene valutata secondo parametri allineati alle peculiarità della professione forense.
dentro e fuori: la doppia corsia che riscrive le gerarchie
La riforma non elimina i canali esistenti per la crescita interna, ma consolida un meccanismo a due percorsi: l’esterno può concorrere, mentre resta valida una corsia preferenziale per chi ha già maturato esperienza in Roma Capitale, anche con contratti a tempo determinato, o per dipendenti non dirigenti in servizio da tempo. Si mantiene un equilibrio che premia la competenza esterna senza chiudere la porta a chi opera già nel palazzo, offrendo opportunità di avanzamento calibrate alle esigenze della struttura.
meritocrazia o porte girevoli?: il nodo politico
Il dibattito pubblico ruota intorno alla meritocrazia e al timore delle cosiddette porte girevoli, ovvero l’entrata facilitata di reti esterne che potrebbero influire sui principi di imparzialità e trasparenza. I sostenitori sostengono che un maggior numero di candidati elevi la qualità dei processi decisionali e renda la gestione più efficace. I critici temono effetti di permeabilità e rischi di allineamenti non strettamente basati su meriti tecnici, con ripercussioni sull’autonomia politica e amministrativa.
un modello misto per roma
La scelta della giunta si colloca in una cornice di tendenza generale che privilegia concorsi meno autoreferenziali e più orientati a competenze qualificate provenienti anche dal settore privato. Roma mira a potenziare la sua struttura manageriale per affrontare temi pesanti come l’organizzazione dei servizi, il controllo delle partecipate, la gestione della spesa e l’attuazione di progetti complessi. Il banco di prova è di rilievo: l’apertura al privato promette rapidi miglioramenti operativi e nuove energie, oppure si manifesterà come una semplice etichetta ferma sul piano teorico?
In chiave istituzionale, la figura del sindaco Roberto Gualtieri ha promosso questa riforma come leva per rafforzare l’efficienza e la responsabilità della gestione pubblica, ponendo al centro una gestione orientata al risultato e al rispetto degli standard di imparzialità.
- Roberto Gualtieri — sindaco di Roma

