Roma condannata a risarcire un milione per il centro commerciale Tiburtina, ma il Campidoglio dichiara: "Cassa vuota

Giampiero Colossi • Pubblicato il 17/01/2026 • 3 min

Nel contesto di una controversia tra pubblico e privato, si evidenzia una questione cruciale legata alla disponibilità di risorse per oneri di costruzione e al rimborso di somme versate in relazione a un grande intervento sulla Tiburtina. La vicenda mette in luce come la capienza del bilancio possa influire sui tempi di pagamento verso il soggetto che ha materialmente sostenuto la realizzazione dell’opera, con riflessi sia tecnici che politici.

capienza del bilancio a roma: la vicenda del centro tiburtina

La situazione nasce dall’operazione di demolizione e ricostruzione di un maxi centro commerciale in via Tiburtina 986. La società Amplired versò a Roma Capitale circa 1,68 milioni tra oneri e costo di costruzione, ma l’intervento è stato realizzato solo in parte: tre edifici previsti, ne sono stati costruiti due. Per tale motivo, la richiesta di restituzione degli oneri pagati in eccesso è stata ammessa dall’amministrazione. Nonostante la verità dei fatti giudiziari, il Comune ha dichiarato “non c’è capienza” per coprire l’intero saldo, con un percorso di pagamento sospeso e indefinito.

operazione urbanistica tiburtina: oneri versati e risultati

Nell’ambito dell’operazione, l’impianto prevedeva la demolizione e la ricostruzione di un centro commerciale di grandi dimensioni. Amplired ha versato circa 1,68 milioni tra oneri e costo di costruzione; l’intervento è stato realizzato in parte, con due edifici su tre previsti. Di fronte a una volumetria non completamente utilizzata, la restituzione degli oneri versati in eccesso è stata riconosciuta dal Comune.

il contesto legale: la sentenza del tar e i pagamenti

Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha registrato una presenza di credito da parte del Comune, che ha iniziato a pagare una parte dell’importo circa 347 mila euro. Ai fini contabili, però, gli interessi legali decorrono dal 21 luglio 2022, data della diffida inviata tramite PEC. La logica indicata dal TAR prevede che, in caso di rinvio, gli interessi vengano imputati prima del capitale, alimentando un saldo complessivo destinato ad aumentare nel tempo.

il paradosso della gestione finanziaria della capitale

La situazione espone una contraddizione: da una parte Roma investe in opere di grande portata, anche tramite finanziamenti esterni, e dall’altra parte rinvia la restituzione di somme dovute ai privati quando la disponibilità di cassa è insufficiente. Non si tratta di difendere l’interesse del costruttore, ma di evidenziare un’organizzazione che non può trasformare i rimborsi in una sorta di bilancio perpetuo in attesa di risorse future. La percezione pubblica è che la capitale possa programmare, inaugurare e annunciare, ma che la restituzione di obblighi certi diventi un processo indefinito.

interessi e decorrenza

Gli interessi legali si aggiungono al capitale residuo e decorrono dal 21 luglio 2022, data della diffida inviata via PEC. Ogni rinvio incrementa l’importo dovuto; l’acconto non impedisce la crescita complessiva del debito.

riflessi politici e credibilità amministrativa

La vicenda diventa un banco di prova per la credibilità della macchina amministrativa: annunci, investimenti e inaugurazioni da una parte, dall’altra una gestione dei pagamenti caratterizzata da tempi dilazionati e da una gestione contabile che, nel medio periodo, grava sui cittadini attraverso gli interessi e la gestione degli accantonamenti. La situazione resta quindi aperta, con un impatto sul quadro economico e sulla fiducia nel ciclo decisionale.

Elenco finale dei soggetti coinvolti:

  • Amplired
  • Roma Capitale
  • Ama
Roma, sullo sfondo il Centro Commerciale sulla tiburtina, in primo piano il sindaco e l'assessore all'Urbanistica Veloccia
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Categorie: Cronaca

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