Roma, rimosse le porte del campo a San Giovanni: scoppiano le proteste

Giampiero Colossi • Pubblicato il 20/01/2026 • 3 min

Un piccolo gesto di cura collettiva può trasformarsi in terreno di dibattito politico. A Roma, davanti alla Basilica di San Giovanni, nel parco Carlo Felice è emerso un contrasto tra cittadini e amministrazione a proposito di due porte da calcetto mobili. L’intervento ha acceso una discussione che va oltre l’oggetto stesso, toccando dinamiche di partecipazione, regolamento e gestione degli spazi pubblici.

parco carlo felice porte da calcetto e coinvolgimento civico

Gli Amici del Parco Carlo Felice, associazione che si occupa dell’area verde, raccontano una tendenza molto nota a Roma: la partecipazione è valorizzata finché resta concreta e volontaria, ma può essere frenata dall’adozione di procedure formali. A fine dicembre, volontari hanno sostituito le porte già presenti con due modelli più sicuri e omologati. In risposta, dall’assessorato all’Ambiente è arrivato l’ordine di rimozione. Un volontario è andato al parco all’alba e ha smontato le strutture prima dell’arrivo degli operai.

la funzione sociale del campetto

Le porte non rappresentavano un capriccio estetico o un requisito commerciale: costituivano la base di un’esperienza comunitaria che, nel quartiere Esquilino, ha costruito una piccola rete di incontro intorno allo sport. L’Torneo delle Strade è un’iniziativa popolare, gratuita e aperta a bambini, famiglie e residenti, che va oltre il pallone: è un luogo di inclusione e di presidio civico.

pregio urbano e regime normativo

Dal Campidoglio arriva l’idea di rispettare l’area urbana di pregio, potenzialmente vincolata e soggetta a attenzioni particolari. Il cuore politico della vicenda riguarda la distanza tra tutela e immobilismo: si sottolinea che trasformare porte amovibili in una sistemazione stabile avrebbe richiesto un percorso partecipato, non una rimozione immediata. L’ironia sta nel fatto che non c’era allarme quando le porte erano meno sicure, mentre l’aumento della sicurezza ha innescato l’intervento.

la lettura del comune: sicurezza, procedure e dialogo mancato

In una PEC inviata dall’amministrazione si ricostruisce che l’area era stata indicata come idonea al gioco durante la riqualificazione e che per circa tre anni erano presenti porte amovibili, utili anche ai tornei patrocinati dal Municipio I e da Zetema. Poi è intervenuta l’evoluzione con nuove reti fissate in modo permanente. Per l’associazione, l’errore non è la norma, ma il metodo: nessun tavolo di confronto, nessun percorso condiviso, solo una risposta di rimozione.

due visioni di città: ascolto e responsabilità civica

La polarità non è tra chi ama le regole e chi ama il pallone, ma tra due concezioni di spazio pubblico. Da una parte una Roma che invita i cittadini ad adottare spazi verdi e a prendersene cura; dall’altra una macchina amministrativa che reagisce con un’immediata logica burocratica quando l’iniziativa diventa concreta. In questa cornice, il calcetto assume il ruolo di simbolo di quanto sia conteso l’uso condiviso dello spazio pubblico e di quanto sia fragile il patto tra istituzioni e comunità.

Roma, il campo da calcio smontato
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Categorie: Cronaca

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